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Monday, August 25, 2008

Los Angeles, PART II: Hollywood, Beverly Hills, Santa Monica, Venice



Scrivo queste righe mentre sono alla stazione degli autobus di LA. Aspetto la partenza e tento di rimettere ordine nei mille pensieri che mi frullano per la testa. Cerco di capire questa città, cerco di esplorarne il senso profondo, ma è una missione quasi impossibile: come comprendere qualcosa di questo immenso conglomerato urbano che unisce quartieri/città, entie, tipi umani, ceti, fra loro diversissimi?
Mentre mi interrogo su questo, mi rendo conto che forse una parte della risposta è proprio qui nella stazione degli autobus. In questi due giorni ho spesso fatto uso di bus e metro ed ho incontrato solamente neri e ispanici, mai (o quasi) un bianco. Una delle possibili chiavi di volta per comprendere  questa città sta probabilmente proprio in questa osservazione. I bianchi prendono le loro belle e grandi auto la mattina, vanno a lavoro a dowtown e poi rientrano nelle ville di Beverly Hills, non hanno - loro no - bisogno dei mezzi pubblici. E magari è anche per questo che non si è pensato di dotare questa città di una rete di metropolitane funzionale. Pensate, solo 3 e brevi linee per un territorio esteso quanto una regione italiana, un'inezia no? Sostanzialmente alle persone che non possono acquistare un auto non è lasciata che la possibilità di prendere l'autobus. E sono autobus, molto economici, che macinano kilometri e kilometri (ieri ho impiegato un'ora, di domenica e senza traffico, per spostarmi da dowtown a santa monica, pagando solamente $ 1,25).
Ma non è questo l'unico motivo di interesse della città: LA è davvero uno dei posti più pazzi che io abbia mai visto. Penso a ieri, quando - con Marcella, Fabio, Elisabetta e Roberto - sono stato a Hollywood (mi vedete in foto sotto la celebre scritta "Hollywood Sign") e mi vengono in mente tante immagini: Rodeo Drive, la strada dello shopping, pulita, perfetta, circondata da bellissime palme e baciata dal sole, percorsa da donne bellissime e macchine scintillanti; le ville di Beverly Hills, piccoli/grandi gioielli immersi in un silenzioso verde; l'atmosfera da circo, da baraccone rumoroso, di Hollywood Boulevard, dove degli improbabili sosia delle star cinematografiche tentano di raccimolare qualche spicciolo invitano i turisti a farsi fotografare con loro e dove tentano di rifilarti qualsiasi tipo di paccottiglia ispirata al mondo del cinema (cineprese, statuette degli oscar, ecc.).
E che dire di oggi? Sono stato a Venice Beach e finalmente ho conosciuto Chiara, la ragazza di Milano. Ho noleggiato una bici e percorso la pista ciclabile che taglia la spiaggia e unisce Venice a Santa Monica (in foto mi vedete sulla bicicletta). A Venice puoi incontrare la fauna umana più varia: uomini e donne palestratissimi, figli dei fiori tanto avanti con l'età da avere la pelle consumata, cantanti squattrinati che improvvisano performance per strada, storpi e freaks di ogni tipo, suonatori di bongo, animali a due teste (really!), domatori di serpenti. Pensate a tutto questo in un afoso pomeriggio di agosto, da uscire pazzi. 
Crazy, crazy Los Angeles, non puoi amarla (ti ripugna solo l'idea), ma una volta che ti accoglie nel suo ventre marcio, ti restituisce al mondo diverso, in qualche modo più grande.

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