San Francisco Part I: Downtown, Russian Hill, Chinatown, la turista misteriosa, Matt e Ryan nonché...le otarie del Pier 39
Al termine di una nuova giornata convulsa mi trovo nella mia camera d'albergo. Sono al 18° piano, con una splendida vista su Downtown e la Transamerica Pyramid, probabilmente l'edificio simbolo di San Francisco, certamente il grattacielo più conosciuto (lo potete vedere in foto, così come lo vedo io dalla mia camera). Un vento gelido semi invernale sibila fuori dalla finestra. Fa freddo, questa è la prima cosa che mi ha colpito di San Francisco. Mi ha colpito dicevo, pur tuttavia non mi ha colto impreparato perché i ragazzi giù a San Diego mi avevano avvertito a più riprese che il clima sarebbe stato ben meno mite rispetto a quello della South California. Mi guardo attorno: sono stravaccato su un letto matrimoniale in una camera fantastica e se penso all'albergo in cui mi trovavo appena una settimana fa a LA, mi vien da ridere. Apro le tende e le luci di mille grattacieli che mi accerchiano mi sorridono e mi ricordano che non sono a casa, sono negli USA. E allora ...God bless America! L'ho sentito tante volte in questi giorni in cui i palinsesti delle TV americane non fanno che riempirsi delle conventions democratica e repubblicana. E allora lo dico anch'io: God bless america! Perché questo è un grande paese, che io adoro sempre più, con tutta la sua gente, pur nelle sue mille contraddizioni.
Ma torniamo un attimo indietro con la cronistoria della giornata. Sono arrivato a San Francisco con un volo della United Airlines all'ora di pranzo. Era da tempo che sognavo di volare con questa compagnia, non so perché. Forse per il colore degli aerei, questo grigio che enfatizza l'imponenza degli aerei, così diverso dal solito e sbiadito bianco che caratterizza tutti gli altri. Le mie attese non sono state deluse: il volo è stato ottimo e spettacolare. Abbiamo fiancheggiato la costa californiana e in meno di 20 minuti già eravamo sopra Los Angeles (se penso a quante ore di autobus ho impiegato il w-e scorso...). Rivedere da lassù quell'accumulo impazzito di case è stato impressionante. L'urbanizzazione dell'area si spinge sino a dove la vista può arrivare. Ho riconosciuto il porto di Long beach, l'aeroporto LAX e i grattacieli di Downtown. In realtà, quando, come in questo caso, racconto a qualcuno di aver riconosciuto un certo luogo dall'aereo, non tutti mi credono, per alcuni, soffro di allucinazioni. Questi ultimi sono solitamente quelli che volano per nulla o poco e non si rendono conto di quanto il mondo da lassù sia davvero piccolo e a portata di mano. Metaforicamente parlando, l'aereo è un piccolo ponte fra i popoli. Più prosaicamente, per me a 30 anni l'aereo è quello che è stato l'Italia in miniatura quando ne avevo 10. E da buon appassionato di geografia, godo come un pazzo a poter riconoscere da lassù posti sino ad allora visti con i piedi ben saldi per terra.
Ma torniamo a noi. Arrivo all'aeroporto e da lì mi trasferisco in centro con un treno metropolitano chiamato BART (Bay Area Rapid Transit), davvero molto comodo. Ah dimenticavo di dirvi qualcosa sull'aeroporto: è sulla baia e la pista inizia lì dove finisce l'oceano. Il che significa che gli ultimi metri l'aereo li fa a volo semi-radente sull'acqua. Il che significa anche che me la sono fatta letteralmente sotto..!!!! Ma sorvoliamo...
Dopo la sistemazione in albergo sono partito alla scoperta della città. Viaggiare soli non è facile, ci sono lunghi silenzi e per alcuni può non essere sopportabile. C'è però un aspetto molto positivo che riassumerei in una parola semplicissima: libertà! Oggi ho visto esattamente quello che volevo e l'ho fatto come volevo, ossia camminando ininterrottamente per l'intera città per cinque ore!!! E chi è stato qui sa bene che camminare per 5 ore dentro San Francisco non è assolutamente facile. Non lo è perché questa città ha la conformazione urbanistica più pazza che io abbia mai visto (dopo Venezia of course...). La città si trova su un terrenno collinare ed è percorsa da strade drittissime e quindi ripidissime che risalgono (e poi scendono) queste colline. Direte che questo lo sanno anche i bambini, grazie alla tv, ai film ecc. e che in fondo è questo ciò per cui "Frisco" è celebre nel mondo. Ma io vi giuro non potevo immaginare quanto davvero potessero essere ripide queste salite. Per darvi un'idea, e mi rivolgo agli amici lancianesi, ...avete presente il salitone di via Bianco? La prima cosa che mi è venuta in mente percorrendo queste strade è stata "ohi ohi le mie gambe!"; il secondo è stato invece un pensiero piuttosto divertente e cioè che prendere la patente a San Francisco deve essere davvero proibitivo. Ricordo che all'epoca il mio problema furono proprio le partenze in salita e rischiai di non prendere la patente per questo motivo.
Dicevo che ho camminato, ma ho camminato davvero un sacco, sarebbe stato difficile per chiunque oggi starmi dietro. Partendo da Main St. sono arrivato al Ferry Building e poi all'Embarcadero. Quindi sono arrivato al Pier 39 da dove partono i Ferry per Alcatraz: niente da fare, tutto venduto per i prossimi giorni. Mi accontento quindi di guardare l'isola dalla terra ferma. E' lì, vicina, la si può vedere nitidamente (la vedete anche voi in foto). C'è però un vento ghiacciato che spazza via l'oceano, l'acqua deve essere davvero gelida. Mi viene in mente che al ritorno dovrò rivederemi Fuga da Alcatraz con Clint Eastwood. Al Pier 39, fra l'altro, una parte dei marciapiedi del porticciolo sono occupati da tantissime otarie che dormono le une accanto alle altre, sguazzano nell'acqua, o semplicemente si fanno belle (!!!) sotto il sole (potete vederle nella terza foto).
A questo punto ho lasciato il lungo oceano e sono entrato nel cuore della città: per ritornare nel downtown ho dovuto superare due colline fra le più celebri, dalla cui sommità ci sono panorami mozzafiato della baia, Russian Hill e Nob Hill. Sui saliscendi di Russian Hill si trova la famosa strada a tornanti che va sotto il nome di Lombard Street (in foto), che può vantare ben 10 tornanti ed è perciò a buon diritto definita la "via più tortuosa del mondo". Le macchine si incolonnano lungo la strada e procedono a passo d'uomo.
Mi sono quindi diretto verso Columbus Av., il cuore letterario della città, con la celebre libreria City Light Bookstore e il Caffé vesuvio, dove era solito fare una capatina un tizio di nome Jack Keruoac...
Alle spalle di Columbus Av. c'è il cuore pulsante di Chinatown. E' la mia seconda Chinatown questa, dopo quella di NY (senza contare quelle di Milano e Roma....) e devo dire che tanto quest'ultima mi aveva disgustato per luridume e puzza, tanto invece quella odierna mi ha piacevolmente sorpreso per colori e folklore. Le strade, manco a dirlo, sono piene di cinesi, soprattutto anziani (e si sa, gli anziani cinesi sembrano ancora più anziani di quanto già non siano gli anziani, ma questo li porta anche ad avere una certa aura di saggezza che li accompagna), uno se ne sta dritto appeso a un lampione, biascica qualcosa in cinese ed esibisce un cartello in cui Bush e...il Dalai Lama vengono definiti dei pazzi guerrafondai (si sa, ognuno ha la sua opinione...).
Mi sono inerpicato per le stradine strette e ne ho imboccate due che, secondo la Lonely, sono meno turistiche, ma riescono a cogliere meglio l'essenza del luogo. All'imbocco della seconda - una sorta di vicolo lurido e utilizzato come retrobottega dei ristoranti affacciati sulle vie principali - ho fatto il primo incontro della giornata, un incontro molto breve a dir la verità. Una ragazza, non certo bella, direi un tipo, mi si avvicina e mi dice (ma impiego qualche secondo a capirlo perché il suo accento americano è davvero strettissimo) che siamo qui perché entrambi abbiamo la stessa guida ed entrambi stiamo seguendo il percorso che ci indica. Passano quel paio di secondi di cui dicevo, realizzo quindi quello che mi ha detto e cerco di assumere un tono simpatico. La prima cosa che mi viene da dire è che è vero, è anche la mia guida, ma la mia è in italiano...Okay okay lo so lo so, non ridete, non è la cosa più originale del mondo. Ma cercate di capire, sono dall'altra parte del mondo, e qui non posso fare sfoggio della mia proverbiale maestria nell'uso dell'italiano...Comunque deve aver pensato anche lei che la cosa non fosse troppo simpatica, perché abbasso per un attimo gli occhi a guardare la guida, li rialzo e lei sta già svoltando l'angolo. Dove sei ragazza americana!!! Scusa! If you give me another chance, I'll tell you something more original!!!
Ho ripreso a questo punto il mio viaggio in solitario e mi sono diretto verso la zona commerciale. Ho passato in rassegna un pò di negozi. Malauguratamente per le mie finanze ho Macy's, Apple Store, Abercrombie ecc. praticamente sotto casa. Domani so già che il mio portafoglio patirà una cura dimagrante (il suo padrone dovrà farlo al suo rientro in Italia con tutti i cheeseburger che mangia e le diet coke che beve, ma sono pur sempre diet...).
Sono entrato in un centro commerciale, ho preso un paio di panini e una Peroni e mi sono seduto ad un tavolo. E' qui che ho conosciuto Matt e Ryan, due uomini sulla quarantina. Abbiamo cenato assieme e fatto amicizia, siamo stati a parlare circa un'ora e mezza. Matt è Office Manager (Ilaria - Francese - ti ho pensato!!!) di uno studio legale, l'amico lo chiama simpaticamente il "Signor Archivio"; Ryan lavora per una compagnia assicurativa, ma non credo abbia ruoli di responsabilità, alle mie domande glissava, così non ho insistito. Abbiamo parlato dell'Italia, dell'America e di San Francisco. A dirla tutta non erano molto ferrati sulla città, facevano una gran confusione. Ma è normale probabilmente che la gente del luogo non conosca benissimo il posto in cui vive. Io stesso non sono mai stato in tanti luoghi di interesse culturale a Roma. E' stato comunque fantastico conoscere gente del posto, riuscire a capirli (Matt più di Ryan che usava molto più lo slang del posto, così mi ha spiegato), comunicare con loro. Loro hanno definito il mio inglese "pretty good". Maybe they were joking, but it doesn't matter at all! E' stata comunque una fantastica esperienza.
Dopo questa piacevole ed inaspettata compagnia a cena, li ho salutati e mi sono diretto verso la mia camera d'albergo, a scrivere questo lunghissimo post, che tenta di riassumere un'altra lunghissima giornata.
And...that's all folks!

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