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Sunday, August 31, 2008

San Francisco Part II: Bike the bridge (I made it!)






La mattina questa volta inizia con comodo. Sono le 10 circa e non mi va di alzarmi, il letto è così spazioso e accogliente; i cinque cuscini che mi circondano paiono stringermi in un caldo abbraccio e non vogliono lasciarmi. Mi faccio forza e dopo una bella doccia mi reco a fare colazione. Oggi sperimento un nuovo dolce da Starbucks, una fetta di ciambella con marmellata ai frutti di bosco e strato di crema, semplicemente sublime! Poi vado sul sicuro e mi prendo anche una ciambella con glassa. In più il mitico espresso doppio e cappuccino grande! Qui conosco la ragazza che prepara i caffé, Jane, un'americanona che ha, credo, un pò più dei miei anni. Mi dice che sta studiando l'italiano e cerca di fare un pò pratica con me. Dopo un pò la saluto e parto alla volta dell'altro lato della baia col preciso intento, che covo già da ieri, di noleggiare una bici e attraversare il ponte. Al negozio  mi accoglie una ragazza italiana, precisamente marchigiana, è qui solo per l'estate e si è trovata questo lavoretto. Mi spiega tutto, percorsi, costi, orari dei traghetti se ne volessi prendere uno per tornare...ma non ne ho intenzione. Insomma, per la giornata ho fatto il pieno di italiano consentitomi, così può davvero bastare!!!
Prendo la bici e mi dirigo verso il Golden Gate Bridge. Mi faccio scattare da chi incontro qualche foto, sia da sotto il ponte, sia all'ingresso della pista ciclabile (quella a ovest, sul lato dell'oceano). Sta iniziando una grandissima avventura. Salgo sul punte e inizia il viaggio. Il ponte è molto lungo e la pista stretta, alcuni ciclisti sono dei professionisti (o semi). Li riconosci perché hanno le gambe depilate e l'abbronzatura da muratore e poi ti sfrecciano via a sinistra e destra come fulmini. Altri sono semplici turisti e non hanno la minima idea di come si porta una bici, procedono a zig zag e si fermano di colpo. Io mi colloco più o meno a metà: so come muovermi in bici, ho una buona resistenza perché è uno sport che ho praticato molto, ma è ormai un anno che non salgo più su un sellino (avendo preferito la corsa). E poi diciamo che il mio abbigliamento odierno non è proprio il più adeguato: polo Ralph Lauren e jeans che si impigliano continuamente. 
Procedo quindi lungo il ponte e lo spettacolo è mozzafiato. Alla mia sinistra l'oceano in tutta la sua maestosità, spazzato via dal vento e percorso da tantissime barche a vela; dall'altro lato la baia, riesco a scorgere Alcatraz e Downtown. Procedo e arrivo alla fine del ponte. A questo punto piuttosto che tornare indietro, sentendomi bene e la gamba "carica" al punto giusto, decido di imboccare la strada che conduce sulla collina che domina l'altro lato della baia rispetto a quello della città. La pendenza in certi tratti è notevole. Sudo e faccio molta fatica, ma non mollo. E' un'emozione incredibile quella che provo. Sto andando in bici sulla baia di San Francisco, continuo a ripetermi. E queste parole nella mia testa hanno su di me un effetto maggiore di un qualsiasi doping, mi spronano ad andare avanti, voglio arrivare lassù, voglio poter dire a me stesso che ce l'ho fatta, che...I made it! Mi passa accanto un uomo di mezza età, lui sta spingendo un rapporto durissimo mentre io il più leggero. Mi dice "C'mon"!!! E' questo quello che adoro in questo posto, dell' america. Da una parte, potresti andare in giro anche nudo e probabilmente nessuno ti direbbe nulla, dall'altra non ti senti mai davvero solo, perché troverai sempre qualcuno a salutarti per strada, a rivolgerti la parola in un negozio a chiederti se hai bisogno di una mano!!! 
Dicevo, sono stravolto ma vado avanti. Passo i vari punti di osservazione posti ad ogni curva. Ad ognuno di essi c'è qualche ciclista che ha mollato, ma io proseguo. Il caldo si fa sentire, ho la maglietta zuppa, complice anche lo zaino sulle spalle. Ma mi sento bene, vedo che la gamba risponde, ed è questa la cosa più importante quando vai in bici per tanti kilometri. La mia sola preoccupazione è che con me non ho acqua e la bocca si fa secca. La mia riserva energetica è invece sufficiente, avendo ingurgitato tanti carboidrati a colazione. La vetta si fa più vicina e mano a mano che intravedo il traguardo, la fatica scompare e riesco anche a inserire rapporti più duri. Arrivo in vetta finalmente, mi faccio scattare qualche foto  (quarta foto). Mi guardo indietro e scatto una foto anche alla strada appena percorsa. Mio dio, è davvero lunga e ripida! Come avrò fatto (quinta foto)? A questo punto potrei proseguire, ma scelgo prudentemente di scendere a cercare un pò d'acqua perché la gola è davvero secca. La trovo all'ingresso del ponte, e, rincuorato e rinvigorito dalla rinnovata freschezza, decido che non è ancora tempo di rientrare e così me ne vado in un'altra direzione, verso il paese di Saulasito, che, leggo sulla mappa, dista circa 5, 6 Km da dove mi trovo. Il paese è davvero un gioiellino, delizioso, collocato in una piccola insenatura, circondato da colline verdi colme di ville stupende. Mi fermo a un supermercato e compro un gatored. Ma naturalmente non c'è la classica bottiglietta che abbiamo in Italia ma un bottiglione da un litro. Ne bevo un pò, il resto va ad appesantire ulteriormente lo zaino. La strada per il ponte è di nuovo una lunga e faticosissima salita. Ma ce la faccio ancora, mentre molti miei "colleghi" sono costretti a scendere e farsela a piedi. In  questo frangente ringrazio di essere molto allenato, facendo sport regolarmente da circa tre anni. Ripercorro il ponte, poi di nuovo verso il centro di San francisco. Il più è fatto...Mi volto ancora verso il ponte, quasi non volessi abbandonarlo, quasi volessi che questo fantastico momento, carico di avventura, di fatica, di forza di voltontà, non dovesse avere termine. Purtoppo non è così, anche le cose migliori hanno termine, ma il loro ricordo te lo porterai dietro per sempre. E per me sarà così. Alla fine il contamiglia segna quasi 18, ossia circa 25 Km. I made it!!

1 Comments:

  • At 11:24 AM , Anonymous Anonymous said...

    Ho fatto la tua stessa passeggiata in bici un mese fa e leggendo il tuo racconto ho rivissuto le stesse emozioni. Complimenti per il racconto e per l'impresa sportiva.

     

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